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· 03/09/2008

Alcune foto ci sono state inviate da un nostro compagno (Aledec88) iscritto al Forum...
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· 01/09/2008

Marco esibisce fiero alcuni pesci pescati all'aspetto con un lungo arbalete in legno.
La sua performance è visibile nella sezione Galleria...


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Racconti
                         

Lo squalo di Brindisi

Già da qualche tempo il mio amico Luigi mi trascurava: nonostante io lo avessi pregato di tenermi informato sulle sue pescate, lui non si faceva sentire da almeno due settimane. Le mie notti erano popolate da sogni di pesca e già immaginavo che il mio amico stava vivendo queste scene dal vero; ah, dimenticavo, "Luigi", cotal amico, è niente popò di meno che il Ciurlo, di San Pietro Vernotico, l'ormai mitico personaggio salentino che dopo aver trascorso numerosi anni a lavorare a Bologna, ha deciso molto coraggiosamente di trasferirsi a Torre S. Gennaro e vivere di pesca.
Ed ecco che mi arriva la fatidica telefonata: la mia mente già si preparava ad assorbire le emozioni che solo i racconti di una persona schietta e diretta come lui possono trasmettere. Ma la mia immaginazione non aveva nemmeno lontanamente previsto quello che di li a poco Luigi mi avrebbe raccontato: seppur abituato a scene di caccia con protagonisti quali dentici, lecce, ricciole ed altri grossi pesci, anche lui pareva sbalordito nel riferirmi che si era trovato al cospetto di un grosso squalo! Subito io gli chiesi a che specie fosse appartenuto, sicuro di sentirmi rispondere che si fosse trattato della solita verdesca (Prionace Glauca), ma Luigi disse di essere sicuro che lo squalo in questione era un Grigio (Carcharinus Plumbeus) con tutti i crismi, dato che la sua lunghezza era di almeno 2 metri.
Al mio stupore seguì subito un invito alla prudenza, in quanto questi animali, seppur non aggressivi senza motivo, lo possono diventare se eccitati dalla presenza in acqua di sangue o di onde elettromagnetiche in convulse, come quelle prodotte da pesci feriti (situazione replicata ripetutamente durante la battuta di pesca); ma il mio invito cadde nel vuoto, e Luigi già pensava a come poter fare per catturare il bestione.
Nei giorni successivi fui informato che altri subacquei avevano avvistato lo squalo, ma nessuno aveva avuto il coraggio di sparargli; dopo vari tentativi, però, il mitico Ciurlo riuscì nel suo intento e, supportato da un altro pescatore intenzionato a vivere questa esperienza di "caccia estrema", catturò un esemplare di ben 50 kg di peso, per 1,9 metri di lunghezza. Per la cronaca, il racconto di questa cattura è stato anche pubblicato sulla principale rivista italiana di pesca subacquea.
Qualche giorno dopo, avendo a disposizione un po' di ore da dedicare alla mia passione, decido di andare a pescare da Luigi, cogliendo l'occasione per passare una giornata con lui in ricordo dei bei tempi passati insieme a Bologna. La giornata comincia prestissimo, tant'è che prima dell'alba siamo già pronti con la muta addosso: aspettiamo i primi albori e poi si va!
La prima zona che visitiamo è  un lungo ciglio di roccia e lastre dove spesso i pelagici sostano a caccia dell'enorme quantità di minutaglia presente: il mio primo aspetto è premiato con un piccolo dentice, di poco superiore al chilo, ma costituisce comunque un buon auspicio per il prosieguo della pescata. Dopo poco tempo ne strappo uno delle stesse dimensioni, e maledicendo l'avversa sorte, mi preparo a lungo per l'aspetto successivo: la profondità è modesta, però i pesci sono molto sospettosi, avrò sicuramente bisogno di un lungo appostamento sul fondo. La mia concentrazione è rotta da uno scatto della minutaglia, che presagisce il passaggio di un pelagico: è una ricciola ad irrompere nella scena, seguita da una sua simile poco più piccola. Il peso dei pesci si aggirava intorno ai sette chili, ma la mia attenzione fu catapultata sul vero protagonista di questa apnea che, come sempre fanno i più grandi, si è fatto attendere fino all'ultimo momento per poi entrare in maniera trionfale: un dentice di oltre cinque chili volteggiava a circa dieci metri di distanza da me, ma evidentemente qualche sua precedente esperienza col genere umano gli sconsigliava di avvicinarsi più di tanto, bloccando anche l'avanzata delle ricciole.
Mi sarebbe piaciuto rimanere un altro po' a guardare la scena, ma siccome il Signore ci ha forniti di un'autonomia in apnea limitata, dovetti risalire in superficie e salutare i pescioni, che con andatura regale scomparvero nel blu.
Ritornato in gommone, sbircio il bottino di Luigi che era costituito da un saragone formato famiglia, e anche lui mi confessa di essersi goduto la visione di un branco di denticioni che però non gli hanno dato la possibilità di sparare.
Il mio compagno, confidando nel mio totale appoggio in un'impresa così stimolante, mi propone di andare a provare nel luogo di avvistamento degli squali, per suggellare la sua fama, ormai sparsa nel luogo, di cacciatore di squali e farmi provare la sensazione che l'adrenalina genera nel corpo quando si ha di fronte un bestione del genere
Arriviamo sul posto, gettiamo l'ancora, Luigi continua a ripetermi di stare attento e di rimanere sempre accanto a lui, in modo che ognuno possa doppiare l'eventuale colpo dell'altro; io, come al solito, annuisco serafico, ma nascondo molto bene l'emozione che mi assale nel sapere che probabilmente realizzerò il sogno che da tempo ho rinchiuso nel cassetto, quello cioè di avvistare un grosso squalo in mare
Via! Siamo in acqua, dopo poco il solito branco di cefali che infesta la zona ci circonda, ma non è per loro che siamo in mare, non spariamo come da accordi precedenti la corrente ci trascina fortemente verso il largo, ci teniamo d'occhio nervosamente alla ricerca di un segnale che la bestia c'è il mio sguardo viene attratto verso il basso, dove un'enorme macchia grigia solca l'acqua: è lui!!! Luigi, avendolo sulla sua verticale, prontamente si immerge, è lontano, ma non può farsi  perdere l'occasione, spara al limite COLPITO! La sua bombarda ha scagliato la freccia nel corpo dell'animale, trapassandolo, e questo comincia a dirigere verso il largo.
Mentre Luigi mi urla di andare a prendere il gommone, io sono già a metà strada nella direzione del mezzo nautico, in quanto la reazione fulminea del pesce non mi ha permesso di doppiare il colpo raggiunto il mio compagno con l'imbarcazione, dato che già si era allontanato di un centinaio di metri trascinato dalla furia dello squalo, mi sento dire che lui ha già esaurito la sagola del mulinello del fucile e quella del mulinello in cintura: in totale circa 100 metri di cima sono in mare e il carcarinide non da segni di debolezza alcuna. Scendo anch'io in acqua armato del mio fucile in carbonio e letteralmente mi "arrampico" sulla cima tentando di raggiungere lo squalo; la visione dell'enorme pesce che dibatte violentemente la coda genera in me un brivido che mi percorre la schiena (è questo l'unico momento in cui mi rendo conto anche del lato pericoloso dell'impresa); Luigi mi raggiunge presto, il cuore di entrambi rimbomba sotto il pelo dell'acqua ma nessuno dei due dimostra all'altro segni di tensione, cerchiamo di essere delle fredde macchine calcolatrici.
Raggiungiamo l'obiettivo, Luigi si immerge e spara un altro colpo ipotecando seriamente la cattura; dopo una sfuriata che ci spossa ulteriormente, anch'io sferro il colpo al grigio: una volta raggiunto, cerco di studiare un modo per stroncarlo definitivamente, e in ciò mi vengono in aiuto gli innumerevoli racconti di pesca di Giorgio Dapiran (mio maestro e grande amico) e dei vari Blue Water Hunters. Tali ricordi mi indicano infatti di mirare al fegato, una parte molto importate nei grandi pesci che, se colpito, taglia letteralmente le forze della preda SLAM! Il tipico schiocco dell'arbalete è seguito da un guizzo a pancia in su dello squalo e ad una sua lenta discesa verso il fondo, ormai non c'è storia, ancora qualche impeto ma è vinto!
Risaliamo sul gommone, ancora non cantiamo vittoria (non si sa mai), ma cominciamo a sorridere guardiamo l'orologio: è passata circa un'ora e mezza dal momento in cui lo abbiamo sparato, ci ha portati a spasso per un paio di miglia e ora sembra essersi fermato definitivamente. Scendiamo in acqua muniti di cima e "incappello" la sua coda con un cappio precedentemente formato: gli ultimi sussulti mi fanno rendere conto delle reali dimensioni
Colleghiamo la cima allo specchio di poppa e dirigiamo verso il porticciolo, dove una folla di curiosi accoglie il nostro turbolento arrivo. Facciamo le foto di rito ed eseguiamo la pesatura, curiosi di conoscere la massa di questo pesce, a detta di Luigi, notevolmente più grande della sua precedente cattura: 2,2 metri per quasi 80 kg di peso L'euforia ci coinvolge e la giornata di pesca finisce tra le risate e i racconti delle emozioni che ognuno di noi ha provato durante la cattura; ormai è tardi, io devo tornare a Manduria  alla mia vita quotidiana, ma mi rimarrà sempre nel cuore questa giornata e l'amicizia che mi lega all'ormai universalmente noto come cacciatore di squali: Luigi Ciurlo.
Piero Erario
  

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