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· 03/09/2008

Alcune foto ci sono state inviate da un nostro compagno (Aledec88) iscritto al Forum...
Visitate la sezione Galleria del sito...


· 01/09/2008

Marco esibisce fiero alcuni pesci pescati all'aspetto con un lungo arbalete in legno.
La sua performance è visibile nella sezione Galleria...


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La pesca illegale uccide la pesca

Le pratiche di pesca illegale danneggiano la rinnovabilità delle risorse ittiche, dalla quale dipende il lavoro degli oltre 100.000 occupati nel settore della pesca in Italia. La pesca illegale produce danni consistenti all'ambiente marino che si sommano a quelli, ben più gravi, prodotti dall'inquinamento. Strascico sottocosta, uso di esplosivi e veleni, pesca dei datteri, sono solo alcune delle pratiche scellerate attuate da chi, per guadagnare qualcosa in più nell'immediato, non si preoccupa di distruggere l'ambiente marino, la risorsa principale per il futuro di migliaia di famiglie.

Pesca dei datteri

I datteri di mare (Litophaga litophaga) sono molluschi che vivono nelle rocce calcaree. La pesca del dattero è vietata in Italia sin dal 1988, ma vengono ugualmente catturati distruggendo le scogliere con picconi, scalpelli e addirittura martelli pneumatici. Un dattero raggiunge i 5 cm dopo circa 20 anni e un datterario professionista riesce a prelevare fino a 25 kg di datteri in un giorno, provocando la desertificazione di 4-6 km di costa all'anno.

Pesca pseudo-sportiva

Esistono migliaia di "pescatori" che operano al di fuori di qualsiasi norma. Si definiscono sportivi, ma in realtà non hanno nulla a che fare con chi pratica la pesca per sport nel tempo libero, ne con i pescatori professionisti che lavorano con specifiche licenze. Sono i cosiddetti pseudo-sportivi: operano con attrezzi professionali, non rispettano normative sanitarie e non pagano le tasse.

Utilizzo di reti con maglie vietate

Per garantire la rinnovabilità delle popolazioni ittiche è essenziale pescare solo esemplari adulti. Per questo motivo sono state stabilite delle misure minime per le maglie delle reti che consentono di catturare pesci che non si potranno più riprodurre e per giunta di scarso valore commerciale. Insomma, per pescare qualche scarto si impoverisce il mare.

Strascico sotto costa

La pesca a strascico è una pratica consentita e non distruttiva se effettuata nel rispetto delle norme, ovvero su fondali sabbiosi o fangosi, oltre le tre miglia dalla costa o su fondali profondi oltre i 50 metri. Risulta invece estremamente dannosa se praticata illegalmente entro le tre miglia e a profondità inferiori a 50 metri, dove distrugge fondali, aree di riproduzione ed uccide le forme giovanili che si sviluppano sotto costa.

Altre pratiche illegali

Esistono diversi tipi di pesca distruttiva: pesca con esplosivi o con veleni, lo strascico su fondi duri, la pesca in stagioni o in zone vietate, la pesca con autorespiratore. Sono tutte pratiche ad alto impatto ambientale che possono distruggere l'equilibrio ecologico di aree anche molto estese. Come accade dopo il taglio o l'incendio di un bosco, anche in queste aree può passare molto tempo prima che il mare riesca a ricostruire le sue ricchezze.

I veri pescatori sono contro la pesca illegale

I veri pescatori si impegnano a combattere ogni sistema di cattura illegale ed a praticare una pesca responsabile per tutelare le risorse dalle quali dipende il loro lavoro, per garantire un futuro alla pesca, perchè anche le future generazioni possano godere delle ricchezze del mare.
I veri pescatori assumono comportamenti tali da garantire un uso sostenibile delle risorse dissuadendo, isolando e boicottando tutti coloro che non rispettano norme e regolamenti.

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