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La
pesca illegale uccide la pesca
Le
pratiche di pesca illegale danneggiano la rinnovabilità delle
risorse ittiche, dalla quale dipende il lavoro degli oltre
100.000 occupati nel settore della pesca in Italia. La pesca
illegale produce danni consistenti all'ambiente marino che
si sommano a quelli, ben più gravi, prodotti dall'inquinamento.
Strascico sottocosta, uso di esplosivi e veleni, pesca dei
datteri, sono solo alcune delle pratiche scellerate attuate
da chi, per guadagnare qualcosa in più nell'immediato,
non si preoccupa di distruggere l'ambiente marino, la risorsa
principale per il futuro di migliaia di famiglie.
Pesca dei datteri
I datteri di mare (Litophaga litophaga)
sono molluschi che vivono nelle rocce calcaree. La pesca
del dattero è vietata
in Italia sin dal 1988, ma vengono ugualmente catturati distruggendo
le scogliere con picconi, scalpelli e addirittura martelli
pneumatici. Un dattero raggiunge i 5 cm dopo circa 20 anni
e un datterario professionista riesce a prelevare fino a
25 kg di datteri in un giorno, provocando la desertificazione
di 4-6 km di costa all'anno.
Pesca pseudo-sportiva
Esistono migliaia di "pescatori" che operano al
di fuori di qualsiasi norma. Si definiscono sportivi, ma
in realtà non hanno nulla a che fare con chi pratica
la pesca per sport nel tempo libero, ne con i pescatori professionisti
che lavorano con specifiche licenze. Sono i cosiddetti pseudo-sportivi:
operano con attrezzi professionali, non rispettano normative
sanitarie e non pagano le tasse.
Utilizzo di reti con maglie vietate
Per garantire la rinnovabilità delle popolazioni
ittiche è essenziale pescare solo esemplari adulti.
Per questo motivo sono state stabilite delle misure minime
per le maglie delle reti che consentono di catturare pesci
che non si potranno più riprodurre e per giunta di
scarso valore commerciale. Insomma, per pescare qualche scarto
si impoverisce il mare.
Strascico sotto costa
La pesca a strascico è una pratica consentita e non
distruttiva se effettuata nel rispetto delle norme, ovvero
su fondali sabbiosi o fangosi, oltre le tre miglia dalla
costa o su fondali profondi oltre i 50 metri. Risulta invece
estremamente dannosa se praticata illegalmente entro le tre
miglia e a profondità inferiori a 50 metri, dove distrugge
fondali, aree di riproduzione ed uccide le forme giovanili
che si sviluppano sotto costa.
Altre pratiche illegali
Esistono diversi tipi di pesca distruttiva:
pesca con esplosivi o con veleni, lo strascico su fondi
duri, la pesca in stagioni
o in zone vietate, la pesca con autorespiratore. Sono tutte
pratiche ad alto impatto ambientale che possono distruggere
l'equilibrio ecologico di aree anche molto estese. Come accade
dopo il taglio o l'incendio di un bosco, anche in queste
aree può passare molto tempo prima che il mare riesca
a ricostruire le sue ricchezze.
I veri pescatori sono contro la pesca
illegale
I veri pescatori si impegnano a combattere
ogni sistema di cattura illegale ed a praticare una pesca
responsabile
per tutelare le risorse dalle quali dipende il loro lavoro,
per garantire un futuro alla pesca, perchè anche le
future generazioni possano godere delle ricchezze del mare.
I veri pescatori assumono comportamenti tali da garantire un uso sostenibile
delle risorse dissuadendo, isolando e boicottando tutti coloro che non rispettano
norme e regolamenti. |